Cosa contiene una EPD?
Una EPD è di fatto l'etichetta ambientale di un prodotto: riassume in modo standardizzato i dati di impatto lungo il ciclo di vita, calcolati con uno studio LCA (Life Cycle Assessment).
I dati tipici includono emissioni di gas serra (GWP), consumo di energia primaria, uso di acqua, esaurimento delle risorse e generazione di rifiuti, riportati per le diverse fasi del ciclo di vita (da A1 a D, secondo EN 15804+A2).
A chi serve la certificazione EPD?
- Produttori di materiali: dimostrano trasparenza e impegno sulla sostenibilità, differenziandosi dalla concorrenza.
- Imprese di costruzione: scelgono materiali coerenti con i propri obiettivi ESG o con i requisiti dei committenti.
- Architetti e ingegneri: progettano sulla base di dati ambientali oggettivi e verificati.
- Proprietari e gestori di edifici: aumentano il valore di mercato dell'asset e attraggono più facilmente tenant attenti alla sostenibilità.
Perché una EPD oggi è strategica
Anche dove non è obbligatoria per legge, una EPD è il modo più rapido per dimostrare con dati la performance ambientale di un prodotto da costruzione.
Negli ultimi anni l'adozione delle EPD è diventata mainstream nel settore costruzioni, per tre motivi pratici:
- Accesso a progetti certificati LEED e BREEAM, che premiano (e in molti casi richiedono) materiali con EPD disponibile.
- Conformità ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) e agli appalti verdi (Green Public Procurement) in Italia e nell'UE.
- Preparazione al Passaporto Digitale di Prodotto (DPP) previsto dal nuovo Regolamento sui Prodotti da Costruzione (CPR) e dalla normativa Ecodesign.
In altre parole: una EPD non è solo un documento tecnico, è un asset commerciale che amplia la base clienti del produttore.